Una cena ad Atene 2430 anni fa, fotografa una società diversa dall’immaginario attuale | Recensione de Il Simposio di Platone.

Atene, circa 2400 anni orsono in casa del Poeta Agatone si tiene una delle cene più famose e che sarebbe rimasta nella storia e soprattutto nella letteratura. Tra gli invitati: Fedro (non quello delle favole), Erissimaco, Pausania, Aristofane, Socrate e Aristodemo che in verità s’era imbucato all’ultimo. In queste cene, dette Simposi, ci si ubriacava come le zucchine mentre si disquisiva di un tema, generalmente proposto dal padrone di casa. Il vino a quell’epoca si allungava con l’acqua, un po’ perché costava parecchio, un po’ perché non essendoci ancora una forma di HACCP, berlo assoluto poteva condurti da Ade. Quella sera i commensali decisero stranamente di non sfasciarsi a bestia come avevano fatto la sera precedente e decisero che ognuno avrebbe bevuto ciò che sentiva. La sera prima infatti avevano tutti un po’ alzato troppo il gomito, ma stasera si festeggiava il padrone di casa, Agatone, che il giorno prima aveva vinto un premio per la migliore tragedia. Quella sera seduti su una specie di divani, stravaccati come le merde, si sarebbe di parlato di amore, di Eros. Di quale sia per l’esattezza la migliore forma di amore. Ad un certo punto della serata qualcuno bussa alla porta e Agatone intima ai suoi domestici di andare ad aprire. Era Alcibiade, un giovinetto seguace di Socrate, e innamorato del Maestro. Nella Grecia antica le famiglie facoltose mandavano i propri figli ad istruirsi da mentori filosofi. Spesso capitava che tra allievo e maestro si instaurava un rapporto d’amore platonico, ma il più delle volte carnale. Nella Grecia pre-cristiana era un tabù e motivo di derisione l’amore omosessuale tra due uomini adulti e al contrario non destava alcuno scandalo la pederastia. Alcibiade saputo che i commensali stavano parlando di amore, si è intromesso nella discussione, andandosi prima di tutto a sedere tra Agatone e Socrate, come per gelosia a interrompere l’intesa nata tra i due. Questa è sicuramente la parte più bella e succulenta del Simposio: la scenata di Alcibiade a Socrate di fronte a tutti. Disse Socrate:

Se puoi o Agatone, cerca di aiutarmi, giacchè costui è diventato per me un problema, non mi è più permesso posare gli occhi su nessuno altro che egli mi ingiuria in pubblico e a volte non trattiene le mani.

Alchè Alcibiade esordì:

Lo vedete quest’uomo, avete presente i flautisti? Quelli almeno ammaliano con la musica, lui invece si serve delle parole, quando lo ascolto mi batte il cuore. Ho ascoltato Pericle e gli altri oratori che vanno per la maggiore e non ho difficoltà ad ammettere che sono bravissimi, ma solo in presenza di Socrate sento l’anima ballarmi dentro e le lacrime sgorgarmi spontanee per effetto delle sue parole. Spesso spero che egli non sia più tra i vivi anche se so che ciò mi strazierebbe. E lui? A lui non importa niente. Va dritto per la sua strada. Se uno è bello, per lui non significa nulla, se è ricco o possiede una di quelle dote ambite da tutti. Una volta dopo l’ennesima cena lo invitai a restare a dormire, riposammo uno accanto all’altro, eravamo soli. Gli dissi che lui sarebbe stato l’unico amante che potessi desiderare e attraverso lui sarei potuto diventare migliore. Infine tentai un approccio ma lui mi respinse. E sapete cosa mi ha risposto?

Socrate: Mio caro Alcibiade, se ho bn capito, tu vorresti barattare la tua bellezza fatta di forme, con la mia bellezza, fatta di contenuti. Allora io a mia volta ti chiedo: ma non ti sembra di voler guadagnare un po’ troppo a mie spese?

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