Tu non sei i tuoi genitori, e meno male | Recensione libro di Maria Beatrice Alonzi

Non è una mia lettura tipica, ma ho voluto leggerlo perché seguo Beatrice su TikTok e ho sempre trovato interessanti i suoi contenuti. Questo anche per farvi capire che i social non sono esclusivamente cattivi maestri. Un coltello, una pistola sono buoni o cattivi nella misura in cui essi producono dolore. Se c’è un mestiere difficile a questo mondo è quello del genitore. Me lo dicevano anche i miei: “quando sarai anche tu un genitore capirai“. Loro producono e istruiscono gli uomini e le donne del domani e se questo mondo va come va è anche merito o demerito loro. Certo, questa affermazione era utilizzata un po’ per autoassolversi, come per dire: “non è facile, vorrei che un giorno provassi anche tu la mia frustrazione.” Bea, la chiamerò così perché è così che nel primo capitolo si fa chiamare,  in questo libro ci tiene a specificare che non sarà un manuale ne per colpevolizzare ne per assolvere. Assolvere non è compito tuo e non ce ne è bisogno. Nessuno è preparato, non esiste un corso, un master o un dottorato per formare chi svolge un ruolo genitoriale, dove per genitore, come de lei specificato, si intende qualsiasi forma di individuo che un figlio cresce e accudisce, che siano un uomo e una donna, due donne, due uomini o un single. Sottolinea che gli strumenti esistono, ma che non sono di facile e immediato accesso. Spesso un genitore goffamente e inconsapevolmente pretende dal bambino che lui abbia già gli strumenti per comprendere e capire, ma come lei ha più volte ribadito ci sono periodi nella vita in cui si è cognitivamente immaturi, e non perché la creatura non abbia voglia di comprendere, ma perché c’è un’immaturità di una parte del sistema nervoso che è ancora work in progress. La corteccia prefrontale, per esempio, sede delle funzioni cognitive di più alto livello, è l’ultima a svilupparsi. Secondo alcuni studi essa completa la sua formazione intorno ai 25 anni, o ancora più tardi. Potremmo dire sinteticamente che in queste fase le emozioni hanno una corsia preferenziale rispetto al pensiero. Ad oggi tantissimi che incolpano i propri genitori per quello che sono diventati o per quello che hanno subito. Da questo punto di vista aggiungo che noi siamo il prodotto di ciò che c’è stato fatto. Ma c’è una altrettanto grande fetta di adulti che col tempo ha assolto i propri genitori: “cosa avrebbero potuto fare di diverso, del resto anch’io non sono stato un ragazzino facile”. E questo è stato un meccanismo di difesa, nella vita ha imparato a difenderti come hai potuto, mettendo la felicità degli altri davanti persino alla tua. Sei diventato un termometro delle temperature altrui, una Tachipirina sempre pronta a modulare la temperatura. Un artificiere sempre pronto a disinnescare le situazioni di conflitto. Non è un libro che si legge con leggerezza, ci sono passaggi pesanti, non dal punto di vista semantico, anzi, Bea scrive molto bene, ma perché sono concetti carichi di significato emotivo. Probabilmente se hai avuto voglia di leggerlo è perché hai pensato che potesse darti delle risposte. La domanda semmai è: sei disposto a mandarle giù? 

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