
C’eravamo persi di vista dopo la fine del Liceo, l’ultima volta che la vidi eravamo in riva al mare a metà agosto durante un falò in cui celebravamo insieme ai compagni delle superiori, quei cinque anni trascorsi insieme tra i banchi del Costantino. D’ora in poi rivederla sarebbe stata solo opera del caso, ammesso che lei avrebbe continuato gli studi o trovato lavoro in città. Durante Alighieri, meglio noto come Dante, vide Beatrice solo due volte durante tutta la sua vita, ma questo non gli impedì di scrivere per lei ciò che nessuno aveva mai scritto di alcun’altra. Io passai proprio dietro di lei cinque anni scolastici, ogni anno l’ultimo banco a sinistra a mirare ogni giorno le sue chiome nere lunghe librarsi nell’aeree diffondendo nella stanza il profumo del suo balsamo all’albicocca. Sarà per questo che nella bella stagione sulla mia tavola non mancano mai le albicocche. Ma ella era così, tutta impregnata d’arte. Se per Dante quelle due volte sono bastate per tormentarsi la vita, io cosa avrei dovuto passare negli anni a venire. Quella sera sulla spiaggia avevo confidato che qualche birra di più mi avrebbe dato il coraggio per dirle tutto quello che le avevo sempre nascosto. Invece feci un errore madornale: mescolai la Vodka al melone con vino rosso e birra. Di lì il blackout. Non so chi la mattina alle 6 mi riportò a casa, ricordo solo una voce che diceva: “certa gente l’alcool non lo regge”. Trascorsi due ore con la bacinella accanto al letto pronto a rimettere, con mia madre che ad ogni conato gridava dall’altra stanza: “chissà che te sei magnato ieri sera”. Si mamma, sarà stata l’anguria troppo fredda. Beata ingenuità. A quel tempo girava tra le prime sbronze, la voce che era pericoloso scendere di gradazione alcolica, che favoriva solo l’amplificare dei sintomi post sbornia. In realtà non c’è nessun fondamento scientifico, ma questo lo lessi solo anni dopo su una rivista americana di nutrizione e salute che girava in reparto. Si in reparto, perché nel frattempo mi ero laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Ortopedia e Traumatologia. Forse per curare quella ferita che mi faceva sentire tutte le ossa rotte. Quindi alla fine fui io a cambiare città, ma io, lei, non l’ho mai dimenticata. Non pensate che io non mi sia mai dichiarato, l’ho fatto una volta, le scrissi una poesia, in metrica, durante una canna. Il risultato fu un ostracismo di 6 mesi. Un confino tra il primo e il secondo Liceo che per chi non lo sapesse è il quarto e quinto anno delle superiori, come se la scuola non ci complicasse già abbastanza la vita. Alla fine pensai che se non mi avesse dato il Cuore, andava bene ciò che restava. Firmai un indecoroso armistizio in cui abiuravo il mio Amore. D’altronde io non le chiedevo di amarmi, ma di lasciarsi amare. Lei diceva che non aveva senso, che avrei solo sofferto. Ma quale poeta non ha sofferto per Amore? In realtà aveva ragione lei. Cosa sarebbe successo nel momento in cui avrebbe trovato una persona degna di lei? Come avrei reagito. Mi andava bene esserle amico per sempre? Mentivo a me stesso pur di conservare un pezzetto di lei. Ad oggi credo che sia uno dei pochi a ritenere che tra un uomo e una donna possa anche esserci una profonda amicizia senza obbligo di copula, ma quando si è giovani non esiste se non il bianco e il nero.
